 | Quando Cézanne parla della Sainte-Victoire
“Andando a Marsiglia, ero in compagnia del signor Gibert. Questa gente vede bene, ma ha l'occhio dei professori. Passando dalla ferrovia vicino alla campagna di Alexis, un soggetto abbagliante si rivela da levante: Sainte-Victoire e le rocce che predominano Beaurecueil. Ho detto: “che bel modello„; ha risposto: “le linee sono troppo equilibrate„.„
(Lettera a Zola, 14 aprile 1878)
“Sono rimasto a lungo senza potere, senza saper dipingere la Sainte-Victoire, perché immaginavo l'ombra concava, come gli altri che non osservano, mentre, ecco, osservate, è convessa, fugge dal suo centro. Anziché racchiudersi, svanisce, si fluidifica. Partecipa, tutta bluastra, alla respirazione ambientale dell'aria.„
“Ho bisogno di conoscere la geologia, come la Sainte-Victoire si radica, il colore geologico delle terre, tutto ciò mi commuove, mi rende migliore.„
“Ho bisogno di conoscere la geometria, i piani, tutto ciò che regge la mia
ragione destra. L'ombra è concava? mi sono chiesto. Cos'è quel cono lassù? Ecco. Della luce? Ho visto che l'ombra sulla
Sainte-Victoire è convessa, rigonfia. Lo vedete come lo vedo io.
È incredibile. È così… Mi ha dato un forte brivido. Se, con il mistero dei miei colori, condivido questo brivido con gli altri, non avranno forse un senso dell'universale più ossessionante, ma molto più fecondo e più delizioso?„
“Ovunque un raggio bussa ad una porta oscura. Ovunque una linea accerchia, tiene un tono prigioniero. Voglio liberarli. I grandi paesi classici, la nostra Provenza, la Grecia e l'Italia come me li immagino, sono quelli dove la chiarezza si spiritualizza, dove un paesaggio è un sorriso fluttuante
d'intelligenza acuta… La delicatezza della nostra atmosfera sta nella
delicatezza del nostro spirito. Sono una nell'altra. Il colore è il
luogo dove il nostro cervello e l'universo si incontrano.„
“L'odore tutto blu dei pini, che è aspro al sole, deve sposare l'odore
verde dei prati che rinfrescano ogni mattina, con l'odore delle
pietre, il profumo del marmo lontano della Sainte-Victoire.„
“Osservate questa Sainte-Victoire. Che impeto, che sete imperiosa di
sole, e che malinconia, la sera, quando tutta questa pesantezza
si placa… Questi blocchi erano fuoco. C'è ancora del fuoco in essi.
L'ombra, il giorno sembra ritrarsi rabbrividendo, aver paura di essi;
lassù c'è la caverna di Platone: osservate, quando delle grandi nuvole passano, l'ombra che vi cade freme sulle rocce, come bruciata, subito inghiottita da una bocca di fuoco.„
“Osservate questa montagna di Sainte-Victoire, non è una rovina?
Cioè un'immagine di tutti gli incidenti accaduti dall'origine?
Dove trovare la natura nel suo insieme divino, quando il caos è passato su di essa?„
Joachim Gasquet racconta:
“Dal fondo di questa nebbia, tutto contratto, dipingeva, una mattina, dopo aver sistemato
il suo cavalletto dinanzi al monte Victoire. Aveva il suo modello. Dipingeva.
Un tempo grigio che ora amava, un sorriso pallido, una mattina mite di vecchiaia del mondo. Dipingeva… Quando la sua carrozza venne a prenderlo, il suo cocchiere lo trovò mentre batteva i denti, con la sua tavolozza in mano, zuppo d'acqua. La pioggia era cessata. Un cielo argenteo dava un senso di serenità ai campi.
L'arcobaleno aureolava il tragico monte.
Cézanne senza vedere nulla, poté a malapena risalire sulla carrozza.
Un libro, il suo vecchio Virgilio, rotolò nel fango.
“- Lasciatelo, e lasciate la mia tela,“ brontolò. Aveva la febbre. Delirava. Lo fecero stendere. Tutta la notte rivide, all'orizzonte della sua tela, laggiù, all'orizzonte del suo pensiero e della sua vita, una Sainte-Victoire come mai ancora aveva ammirato. La dipingeva divina. La vedeva prorompente, sovrannaturale, veritiera, nella sua essenza ed eternità. La rivede forse ancora…„
“Mi sono allontanato da solo fino alla diga e a Saint-Antonin. Vi ho dormito in un “pagliaio„, dalla gente del mulino, buon vino, buona ospitalità. Mi sono ricordato di questi tentativi di ascesa.
Non li ricominceremo più?„ (Lettera a Numa Coste, luglio 1868)
“Della bella spedizione che si doveva fare a Sainte-Victoire non si è fatto più niente quest'estate, a causa del calore eccessivo, e a ottobre a causa delle pioggie.„ (Lettera a Numa Coste, fine novembre 1868)
Nel 1896, Cézanne offrì a Joachim Gasquet un panorama della montagna Sainte-Victoire, “la Sainte-Victoire col grande pino„ (N. 599) oggi conservato al Courtauld Institute di Londra.
“Tuo figlio arriverà sicuramente presto ad Aix. Raccontagli le mie memorie, i ricordi delle nostre passeggiate a Peirières, a Sainte-Victoire.„
(Lettera a Solari, 23 luglio 1896)
“Il fantasma bluastro della Sainte-Victoire aleggiava sul bordo del suo pensiero e lo seguiva all'orizzonte di tutti i paesaggi.„ (Joachim Gasquet)
“Un giorno, un pomeriggio di mistral, in cui venivamo a fargli una sorpresa con il mio amico Xavier de Magallon, credendo che non lavorasse, lo trovammo che batteva i piedi sulla roccia, coi pugni stretti, e che piangeva come un bambino davanti alla sua tela squarciata, portata via dal colpo di vento. E appena ci mettemmo a correre per recuperarla, spinta nei cespugli della cava:
“- Lasciatela lì, lasciatela, gridò… Stavo per esprimermi, questa volta… era la buona, era la buona… Ma non deve succedere. No. No... Lasciate stare„.
Il grande paesaggio dove risplendeva la Sainte-Victoire al di sopra degli avvallamenti bluastri, fresco, tenero e radioso, ingannava i cespugli dove lo travolgeva il vento. Vedemmo, squarciati dalla burrasca, i lembi rossi della tela, i marmi rossi, i pini, il monte adornato, il cielo intenso… Era, in confronto alla natura stessa, un capolavoro che la eguagliava. Cézanne, con gli occhi fuori dalle orbite, osservava con noi. Una collera incontenibile, pazzia, non sapevamo cosa prevalesse. Si diresse verso il quadro, lo prese, lo lacerò, lo gettò sulle rocce, lo squarciò a colpi di scarpa, lo calpestò. Quindi, contrito, si accasciò, e mostrandoci il pugno come se fossimo responsabili: “Andatevene, ma lasciatemi in pace…„ E, nascosti tra i pini, lo intendemmo piangere più di un'ora come un bambino.
Non si alzò più.„
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